Una mattina all’Accademia Navale di Livorno

Ci sono luoghi rivestiti di un’aura mitologica, luoghi di cui senti sempre parlare ma nei quali non sai esattamente cosa succeda al loro interno; luoghi che ti affascinano e che, appena si presenta l’opportunità, corri a visitare.

Uno di questi luoghi è per me l’Accademia Navale di Livorno: ne ho sentito parlare, ho visto diverse foto, ma non avevo mai capito bene cosa si facesse veramente all’interno di un’Accademia Navale, o meglio, pensavo si studiasse per diventare marinai e basta. Così, quando sabato 4 febbraio si è presentata l’occasione di una visita guidata, grazie a Instagramers Livorno, ho colto la palla al balzo e ho imparato tantissime cose sugli allievi che, dopo una selezione molto dura, la frequentano per 3 anni.

Gli allievi devono correre

Gli allievi del primo e del secondo anno devono girare per l’Accademia solo di corsa: quelli del primo anno devono correre con le braccia piegate e i pugni vicino al petto, quelli del secondo anno, invece, con le braccia a 90 gradi, nella naturale posizione della corsa. Dal terzo anno in poi possono camminare: è abbastanza chiaro il motivo per cui nessun ufficiale ti dirà che tornerebbe indietro ai primi anni di corso!

Gli allievi mangiano ordinatamente

La mensa è una sala enorme, pervasa dall’odore di cibo anche alle 10 del mattino. I tavoli sono suddivisi in file ordinate e le file sono separate da larghi corridoi. Ogni anno di corso ha la propria fila di tavoli, e guai ad attraversare il corridoio degli altri anni o, ancora peggio, passare dal corridoio centrale riservato agli ufficiali.

Gli allievi sono eleganti e non temono la pioggia.

Gli allievi dei primi due anni indossano la divisa storica e sul colletto della giacca hanno una spilla dorata che segnala il numero del loro anno di corso; al terzo anno si passa ad indossare la divisa da ufficiale.

Sabato scorso il tempo non era dei migliori: la pioggia non ha dato tregua per le due ore della visita. Gli allievi e gli ufficiali che ci hanno accompagnato nella nostra visita non usavano l’ombrello: indossano un cappello bianco, oro e blu e un cappotto di panno blu e sfidano la pioggia senza lamentarsi.

Gli allievi imparano a vivere e lavorare senza tecnologia

All’interno dell’Accademia c’è un planetario e tutte le strumentazioni per la navigazione manuale, esattamente quella di una volta, quella che si affidava alle stelle, al sestante e alle carte nautiche: i ragazzi imparano prima in teoria, e poi in pratica sull’Amerigo Vespucci, come si fa a navigare senza l’utilizzo del GPS.

E stare senza tecnologia vuol dire anche stare senza il telefono cellulare, se non durante la libera uscita o le licenze quindicinali obbligatorie per legge. Al di fuori di questi due momenti si comunica con la famiglia solo attraverso un telefono a gettoni: mantenere i rapporti con il fidanzato o la fidanzata non è per niente facile, e una percentuale empirica parla di solo un 2% di rapporti che resistono. I genitori invece si abituano in fretta: un allievo ci ha raccontato che ormai i suoi genitori sanno che se non lo sentono vuol dire che sta bene!

Una foto pubblicata da Silvia Lanfranchi (@silvialanfry) in data:

Gli allievi sono creativi

Ogni ciclo di corso ha la sua bandiera: durante i tre mesi di campagna estiva su Nave Vespucci gli allievi scelgono autonomamente il proprio motto, e poi iniziano a disegnare la propria bandiera. All’interno dell’Accademia c’è una sala dedicata alle bandiere degli anni di corso.

Gli allievi sono orgogliosi di quello che fanno

Vedere un’allieva del secondo anno con gli occhi che le brillano mentre spiega come hanno scelto la bandiera del corso, di com’è strutturato tutto il comprensorio dell’Accademia Navale, o racconta curiosità ed aneddoti, riempie il cuore di gioia.

Sapete ad esempio perché le navi militari sono grigie? Una volta erano nere nella parte emersa e bianche in quella sommersa, ma così erano molto visibili in mare aperto, anche dai nemici! Il grigio si è rivelato il colore migliore per mimetizzarsi con il colore del mare all’orizzonte.

Gli allievi non faranno solo i marinai

L’Accademia Navale è una vera e propria Università nella quale al percorso di studi si affiancano, ovviamente, tante altre attività più legate alla navigazione. In Accademia si può diventare avvocati, medici, ingegneri, idrografi, incursori, sommergibilisti e persino piloti di aerei o di elicotteri: le possibilità di studio e di carriera sono davvero tante, non ne avevo proprio idea!

Gli allievi sono pagati per studiare

Gli allievi non solo frequentano degli studi universitari in modo gratuito, vengono anche retribuiti per farlo: 1000€/mese per gli allievi dei primi due anni e 1600€ per quelli del terzo anno.

L’ingresso in Accademia ovviamente non è una passeggiata: test di ingresso e prove attitudinali fanno passare gli aspiranti allievi dai 5-6000 l’anno che fanno domanda, ai 115 che effettivamente riescono a entrare. Quest’anno il Bando di Concorso chiude il 9 di febbraio.

 

Non so se, tornando indietro, penserei all’Accademia Navale come un percorso adatto a me: volevo fare architettura da quando ero alle elementari, e quel corso di studi non è presente fra quelli dell’Accademia. Probabilmente non sono la persona più adatta a una vita così rigida e scandita, ma ammetto che vedere l’orgoglio negli occhi di questi ragazzi e ragazze, e sentire quanto sono legati fra loro è davvero bello.

Voi avete mai pensato a una carriera militare?

4 thoughts on “Una mattina all’Accademia Navale di Livorno

  1. Gabriella

    Sto con mio marito da quando frequentava il secondo anno di Accademia Navale a Livorno. Quante volte ho preso il treno da Roma e l’ho aspettato fuori dal cancello! Se in divisa non poteva nemmeno baciarmi!!! Ora è pilota elicotterista, ha girato mezzo mondo. Credo di poter dire che ha avuto tante soddisfazioni dalla sua carriera ma ha fatto anche tanti sacrifici. Non è una strada facile da percorrere, specialmente se si ha una famiglia. Bisogna essere molto motivati e fieri di indossare una divisa!

    Rispondi

    1. Silvia Lanfranchi

      Ciao Gabriella, che bella questa tua testimonianza! Grazie di aver commentato con la tua storia <3

      Rispondi

  2. Mahee Ferlini

    Che bell’ articolo! Grazie per la condivisione!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *